mercoledì 17 maggio 2017
giovedì 27 aprile 2017
GROW BOX
Coltivare in un Grow Box

Generalmente la maggior parte delle coltivazioni indoor avvengono in due tipi di ambienti: si può decidere di utilizzare uno sgabuzzino oppure un'intera stanza adibita alla coltivazione, in questo caso spesso si ricorre al termine Grow Room, oppure, come nella maggior parte dei casi, non si ha stanze a disposizione, si può utilizzare un tenda da coltivazione, chiamata solitamente Grow Box , che ha la funzione di creare un ambiente ideale per la crescita di piante. Queste serre per interni sono diventate molto comuni per la loro semplicità, infatti possono essere posizionate dovunque in casa, possibilmente in un posto fresco e ventilato e al riparo dai raggi solari. Inoltre i principali vantaggi sono:
- il rivestimento interno delle tende da coltivazione è in materiale riflettente martellato con capacità di riflessione di oltre il 90% e permette di sfruttare al massimo ogni Watt consumato dalla lampada.
- il rivestimento esterno è stagno alla luce, garantisce quindi la continuità del buio durante le notti di fioritura evitando così i problemi derivanti dal fotoperiodo.
- il telo è dotato di manicotti e finestrelle per il ricambio d'aria tramite un kit di aspirazione, e un totale abbattimento degli odori grazie a un filtro a carboni attivi.
Cosa ci metto dentro?
Quando si decide di allestire un giardino o un orto indoor è sempre importante tenere a mente due misure principali: la base di coltivazione e l'altezza del soffitto. La superficie di coltivazione inciderà principalmente sul numero dei vasi da utilizzare, mentre l'altezza del soffitto andrà ad influire sulla scelta della lampada. Partiamo proprio da qui.
Che lampada uso?
Quando si coltiva in una growbox ci sono tre principali fonti di illuminazione: le lampade CFL (fluorescenti ompatte che sono sostanzialmente lampade a risparmio energetico), Lampade a Led e lampade a scarica di gas tipo HPS (ad alta pressione di sodio) e MH (alogenuri metallici). Tralasciando gli aspetti tecnici, c'è una sostanziale differenza a livello pratico tra i primi due tipi e il terzo: infatti le lampade CFL e LED lavorano a basse temperature e possono essere avvicinate fino a pochi centimetri alla pianta, mentre le lampade a scarica devono essere tenute ad una distanza minima a causa del calore emesso dalla lampdadina, come indicato nella tabella alla voce "dist." in fondo a questo post.

Proprio per questo motivo l'altezza del soffitto della GrowBox è un fattore chiave per scegliere la lampada. Infatti, come mostrato nella figura bisogna calcolare:
- lo spazio occupato dal riflettore
- lo spazio di distanza tra bulbo e pianta
- lo spazio verticale occupato dai vasi
- lo spazio che rimane è quello disponibile alla pianta per vivere
Quindi se si utilizza una lampada troppo potente in una serra troppo bassa si finisce per avere sempre problemi di calore eccessivo, e ad essere costretti a tenere la coltura molto bassa.
Riassumendo
La seguente griglia riassume quanto detto fino a qui, ovvero mette in relazione le scelte da farsi durante la progettazione dell'allestimento con le misure minime consentite.
| Mod. | area | alt. | Lamp | Watt | Dist. | AirFlow | Vasi | |||||||||||
| (cm) | (cm) | (W) | (cm) | (m3/h) | N. | |||||||||||||
DS60
| 60x60 | 140 |
CFL
HPS
LED
|
250
150
90
|
5
15
5
| 180 | 4 | |||||||||||
| DR60 | 60x60 | 160 | HPS/MH | 250 | 25 | 180 | 4 | |||||||||||
| DS90 | 90x90 | 160 | HPS/MH | 250 | 25 | 180 | 9 | |||||||||||
| DR90 | 90x90 | 180 | HPS/MH | 400 | 35 | 220 | 9 | |||||||||||
| DS120 | 120x120 | 180 | HPS/MH | 400/600 | 35/50 | 280 | 16 | |||||||||||
| DR120 | 120x120 | 200 | HPS/MH | 600 | 50 | 280 | 16 | |||||||||||
| DS150 | 150x150 | 180 | HPS/MH | 2x 400 | 35 | 280 | 20 | |||||||||||
| DR150 | 150x150 | 200 | HPS/MH |
giovedì 9 marzo 2017
giovedì 16 febbraio 2017
TRATTAMENTO ARIA : IL FILTRO AI CARBONI ATTIVI
I filtri a Carboni Attivi sono studiati per funzionare insieme ad un aspiratore, collegabili tra loro
grazie a tubi flessibili.
In pratica l'aspiratore ha la funzione di risucchiare l'aria viziata e satura di odore, facendolo grazie a tubi flessibili.
prima passare per il filtro che ne abbatte gli odori, come spiegato nell'immagine.
Vantaggi

Il principale vantaggio di questo tipo di soluzione è rappresentato dal fatto che all'interno della
stanza dicoltivazione si viene a creare una sottopressione rispetto alla zona esterna; questo
fasì che l'aria circostante allo spazio di coltivazione tenda ad entrarci e non vice versa. Questo
aspetto èmolto importante poichè se la zona di coltivazione presenta degli spifferi, l'aria odorosa
non ne uscirà mentre l'aria circostante tenderà ad entrarci. Questo è un vantaggio da non
sottovalutare quando simettono a confronto le varie soluzioni anti odore. Sul mercato ci sono
infatti molti prodotti sotto forma di gel, o di spray, che hanno una funzione di abbattimento degli
odori ma la loro performance non è paragonabile ad un sistema di aspirazione in quanto
non vanno a creare la sottopressione.
Funzionamento
I filtri a carboni non sono altro che dei cilindri cavi, chiusi da un estremità e dotati di un collo
(flangia) dall'altro che permette l'accoppiamento con un tubo flessibile. Le pareti cilindriche sono delle
reti metalliche riempite con carboni attivi. Quando l'aspiratore è in funzione, questo forza l'aria a
passare attraverso le pareti del filtro il cui carbone neutralizza tutti gli odori. Il tempo che l'aria
impiega ad attraversare la parete di carboni è chiamato con il termine inglese "contact time"ovvero
tempo di contatto. Questo è importante perchè la performance neutralizzante dei granuli di
carbone attivo dipende dal contact time: all'aumentare del contact time aumenta anche la perfomance
di abbattimento del filtro.
carbone attivo dipende dal contact time: all'aumentare del contact time aumenta anche la perfomance
di abbattimento del filtro.
Odori e Terpeni

Gli odori delle piante e degli alberi sono generalmente causati dai Terpeni, sostanze volatili
presenti nei tessuti e nelle resine vegetali che si legano e vengono trasportati alle molecole di aria circostante.
Questi Terpeni continuano a viaggiare nell'aria finchè non urtano un materiale a cui si legano,
totalmente o parzialmente. I carboni attivi sono un materiale che è in grado di assorbire grandi
quantità di terpeni ad un alto ritmo, grazie alla loro struttura porosa. I carboni contenuti nei filtri sono
sotto forma di granuli, in modo da aumentare la superficie porosa che viene a contatto con l'aria,
milgiorando di conseguenza le capacità di neutralizzazione degli odori.

Questo è uno dei motivi per cui è importante scegliere un estrattore e un filtro di portata (m3/h -
all'aspiratore, si rischia che quest'ultimo forzi l'aria troppo velocemente all'interno del filtro
riducendo il contact time e di conseguenza riducendo anche la performance di abbattimento, In questo
caso si andrà ad estrarre aria non completamente filtrata. Per questo motivo la maggior parte dei
riducendo il contact time e di conseguenza riducendo anche la performance di abbattimento, In questo
caso si andrà ad estrarre aria non completamente filtrata. Per questo motivo la maggior parte dei
coltivatori esperti consiglia sempre di prendere un filtro che abbia una portata lievemente superiore a
quella dell'aspiratore. Inoltre un filtro troppo piccolo tenderà a soffocare l'aspiratore, riducendone la
portata e aumentandone la rumorosità. Al contrario, prendendo un filtro sovra dimensionato rispetto
all' estrattore non ci sono particolari controindicazioni.
quella dell'aspiratore. Inoltre un filtro troppo piccolo tenderà a soffocare l'aspiratore, riducendone la
portata e aumentandone la rumorosità. Al contrario, prendendo un filtro sovra dimensionato rispetto
all' estrattore non ci sono particolari controindicazioni.
Generalmente i filtri di buona qualità hanno bisogno di un contact time minimo di 100ms, ovvero un
decimo di secondo.Estrazione vs Ricircolo
Ci sono due modi per usare un filtro a carboni: l'estrazione e il ricircolo. Nel primo caso l'aria che
passa attraverso il filtro viene espulsa all'esterno della zona di coltivazione. Nel secondo caso (ricircolo),
l'aria filtrata dal filtro viene reimmessa nello spazio di coltivazione in modo da filtrare continuamente gli
odori.
La sostanziale differenza è che nel caso dell'estrazione si favorisce anche al ricambio dell'aria
(impoverita di CO2), elemento importantissimo in coltivazione indoor, mentre nel secondo caso si
provvede solo ad abbattere gli odori.
Naturalmente nel primo caso c'è bisogno che il filtro riesca ad abbattere completamente gli odori
dell'aria prima che venga espulsa e quindi la proporzione tra estrattore e filto è fondamentale,
mentre nel caso del ricircolo il contact time può essere lievemente più basso in quanto
l'abbattimento degli odori può avvenire in maniera progressiva. (l'aria che passa una volta nel filtro
e viene purificata parzialmente, rimane dello spazio di coltivazione e prima o poi ci passerà di nuovo
dove completerà la purificazione).
Vita di un Filtro
Un filtro a carboni dura dalle 1000 alle 3000 ore di uso continuato, tuttavia questo numero può
variare notevolmente in base a vasi parametri come per esempio la qualità dei carboni, l'umidità media
variare notevolmente in base a vasi parametri come per esempio la qualità dei carboni, l'umidità media
dell'aria aspirata (umidità max 80%), l'eventuale presenza di fumi (che ne riducono drasticamente
la vita), la manutenzione del pre-filtro anti polvere... Quasto vuol dire che nella maggior parte dei
casi il filtro avrà una durata media di 3 o 4 cicli di coltivazione. Naturalmente è consigliabile collegare
il filtro al sistema di aspirazione solo nei momenti di necessità, ovvero normalmente in fioritura. Tra
casi il filtro avrà una durata media di 3 o 4 cicli di coltivazione. Naturalmente è consigliabile collegare
il filtro al sistema di aspirazione solo nei momenti di necessità, ovvero normalmente in fioritura. Tra
l'altro tutti i filtri tendono a soffocare la portata dell'estrattore di un 10-30%, quindi è buona cosa usarlo
solo quando serve.
solo quando serve.
mercoledì 28 dicembre 2016
I benefici della marijuana medica nella lotta alla sclerosi multipla: ne rallenta il progresso e diminuisce il dolore
I benefici della marijuana nella lotta alla sclerosi multipla: ne rallenta il progresso e diminuisce il dolore
Gli effetti rigenerativi della cannabis in malattie come la sclerosi multipla o il Parkinson fanno sì che il consumo terapeutico della marijuana sia sempre più presente nella vita di molti pazienti che decidono di ignorare le convenzioni sociali per ridurre il dolore in modo più naturale ed efficace possibile.

Mentre in America Latina non smette di avanzare la legalizzazione del consumo della cannabis per uso terapeutico, in Spagna l'unica opzione legale che permette di ottenere i benefici della marijuana per migliorare i sintomi della sclerosi multipla continua ad essere il Sativex, un farmaco elaborato da GW Pharma. Anche se gli effetti di questo medicinale sono stati elogiati da pazienti e medici, è necessaria una maggiore sensibilizzazione rispetto al consumo della marijuana, dato che non smette di essere una delle principali soluzioni contro il dolore in patologie come queste. Recenti studi scientifici aiutano a sensibilizzare sul tema.
I dolori muscolari che si producono a causa dei processi infiammatori e la spasticità (rigidità muscolare) che soffrono i pazienti con sclerosi multipla fanno sì che, in molte occasioni, sia praticamente impossibile condurre una vita normale. Molti di loro, stanchi di collezionare farmaci che non offrono l'effetto promesso, passano alla cannabis e, dopo averlo fatto, non provano più neanche una pillola per combattere il dolore. Attualmente, il consumo di marijuana è la soluzione più naturale ed efficace per calmare i disturbi di questa malattia cronica e neurodegenerativa.
La cannabis è capace di rallentare lo sviluppo della malattia
Anche se la distruzione delle guaine mieliniche delle fibre nervose che produce la sclerosi multipla è reversibile in alcuni casi, si tratta di una malattia cronica. Cioè, attualmente non se ne conosce la cura, ma esistono diversi trattamenti orientati a rallentare il progredire della malattia e a ridurre i sintomi.

Uno studio realizzato dalla Revista Española de Esclerosis Múltiple sulle proprietà terapeutiche della cannabis ha indicato come possibile cura il sistema endocannabinoide. Tale sistema si basa sull'interazione positiva che si verifica tra i componenti cannabinoidi, come il THC, e i recettori CB1 e CB2. L'interazione di questo tipo di proteine cerebrali con il THC ha un effetto mediatore nella degenerazione neuronale che si produce durante un processo infiammatorio, mantenendo così connessioni neuronali di buona qualità.
Gli effetti neuroprotettivi dei cannabinoidi sono stati riscontrati in animali con ischemia e trauma cerebrale che sono migliorati dopo l'esposizione al THC, secondo quanto afferma tale studio. Il rapporto sostiene che i cannabinoidi svolgono un ruolo immunomodulatore che blocca gli attacchi del proprio organismo e riduce così la morte neuronale che si verifica nei malati di sclerosi multipla in stato avanzato.

Diminuzione del dolore grazie al potere antinfiammatorio della cannabis
I malati di sclerosi multipla vivono ogni giorno delle barriere a causa del dolore. Salire le scale è in molte occasioni un compito molto difficile, che neanche il più potente degli analgesici è capace di risolvere. È qui che molti di loro ricorrono alla cannabis come ultima opzione. Anche se non è tardi e questi pazienti sperimentano un miglioramento nella loro qualità della vita grazie alla diminuzione del dolore, l'ideale sarebbe iniziare il trattamento con la cannabis nella fase iniziale della malattia.
Gli effetti della cannabis sulle malattie degenerative sono più intensi durante i primi mesi, perché il suo potere rigenerativo ha un maggior impatto e il rallentamento della malattia è più probabile.
Lo afferma la rivista Nature Going Smart: è di fondamentale importanza introdurre il consumo terapeutico della cannabis sin dalla comparsa della malattia. "La cannabis non può generare cellule neuronali nuove, agisce come protettore, non come creatore, per questo è importante iniziare il trattamento in tempo. È molto triste che i pazienti non hanno l'opportunità di scegliere, che il sistema sanitario non fornisca informazioni sul trattamento a base di cannabinoidi affinché loro possano decidere", sostiene Viola Brugnatelli, dottoressa specializzata nel settore della neuroscienza e a capo di una ricerca centrata sulla cannabis terapeutica.
Brugnatelli è la creatrice di Nature Going Smart, che si dedica a divulgare l'utilità di piante come la cannabis per invertire gli effetti delle malattie neurodegenerative e di distinti tipi di cancro. In Spagna, comunità autonome come Catalogna o i Paesi Baschi informano sempre di più i pazienti su questo tipo di terapia.
I composti derivati dalla cannabis hanno dimostrato di potenziare l'azione analgesica grazie al loro potere antinfiammatorio. Lo ha segnalato uno studio realizzato negli Stati Uniti, concludendo che il consumo di quest'erba controllava il dolore associato alla sclerosi multipla e migliorava i cicli del sonno in questo tipo di pazienti. Molti malati di sclerosi multipla hanno gravi problemi di insonnia. Sono incapaci di conciliare il sonno a causa degli effetti della spasticità perché in molte occasioni un gesto così semplice come girarsi nel letto gli risulta fisicamente impossibile. Consumare cannabis prima di andare a letto li aiuta a rilassare la muscolatura e a poter riposare durante la notte.
Lottando contro il glutammato
Altri studi sono focalizzati sul ruolo che gioca il glutammato nella comparsa di malattie e come i cannabinoidi possano aiutare a ridurre la sua presenza nel cervello. Il glutammato è una sostanza tossica che eccita le cellule che producono mielina, che, se sovraeccitate, muoiono, causando la scomparsa di tale sostanza e, di conseguenza, lesioni neuronali.
Uno studio condotto dalla Universidad Complutense de Madrid sottolinea come una molecola sintetica che imita gli effetti della cannabis sui recettori CB1 e CB2 aiuta a pulire l'eccesso di glutammato nel cervello, attraverso l'incremento dei geni incaricati di eliminare questa sostanza tossica. Inoltre, lo studio ha scoperto come questa molecola che simula gli effetti della cannabis è capace di diminuire l'espressione dei geni associati a processi infiammatori responsabili della distruzione delle guaine di mielina.

L'efficacia del Sativex
Tutti questi studi servono a promuovere il Sativex, un farmaco elaborato a partire da componenti cannabinoidi i cui effetti analgesici sono stati provati sin dal suo arrivo in Spagna nel 2010. Il Sativex migliora i sintomi derivati dalla spasticità muscolare, come la difficoltà dei movimenti e i problemi per dormire.
Quasi 7 anni dopo l'arrivo in Spagna, sono molti i pazienti che manifestano un miglioramento nella loro qualità della vita combinando Sativex con il consumo di cannabis. Alcuni dichiarano una tale diminuzione del dolore che si sono persino alzati dal letto e hanno iniziato a condurre una vita normale. A Barcellona ci sono più di un centinaio di associazioni destinate al consumo della cannabis ed è molto frequente vedere, oltre a fumatori per scopo ricreativo, molti altri che cercano un miglioramento della salute attraverso la cannabis.
Anche se la marijuana inalata o fumata ha gli stessi benefici per i dolori muscolari, il Sativex, oltre ad aiutare in questo aspetto, riduce gli effetti dello "sballo". È per questo che molti pazienti decidono di fumare prima di andare a letto e consumare Sativex per portare a termine azioni quotidiane come guidare o fare la spesa.
Nonostante esistano varie opzioni per migliorare la qualità della vita dei malati di sclerosi multipla, hanno l'appoggio della comunità scientifica che conferma che la soluzione più efficace è la cannabis. Che sia inalata, fumata o polverizzata in forma di Sativex, oggi la cannabis ha più potere di arrestare la malattia che gli immunodepressori più potenti del mercato.
fonte: dinafemblog
martedì 6 settembre 2016
DOVEVA ESSERE PRONTA AD AGOSTO ....
DOVEVA ESSERE PRONTA AD AGOSTO, LA CANNABIS DI STATO È DA BUTTARE VIA

Era stata promessa per agosto, la prima partita di cannabis terapeutica prodotta in Italia dall’Istituto farmaceutico militare di Firenze, ma nessuno dei malati cronici che ne hanno bisogno, l’ha vista. Il primo raccolto di marijuana che in forma sperimentale lo Stato aveva seminato alcuni mesi fa, è infatti da buttare. Non ha le qualità previste per curare i malati di Sla, di sclerosi, di cancro, e altre malattie per cui l’uso di tetracannabinolo (Thc) risulta di grande sollievo, ed è stato con tutta probabilità incenerito. E dire che solo a febbraio scorso, il colonnello Antonio Medica, capo del Farmaceutico militare, aveva assicurato un primo raccolto addirittura per l’inizio dell’estate, chiarendo “Per questo primo anno è previsto di produrne circa 50 chili”.
PROBLEMI CON LA QUANTITÀ DI THC
La notizia deluderà le aspettative dei tanti malati che fino ad oggi sono costretti a importare il farmaco Bedrocan dall’Olanda, molto costoso per le loro tasche o per le casse della sanità pubblica nel caso delle regioni che hanno approvato una legge ad hoc. Del resto, attorno alla cattiva fine del primo raccolto ci sono solo voci informali, dato che non è stato diramato alcun comunicato ufficiale da parte dell’istituto farmaceutico di Firenze. Una di queste è arrivata ad Annunziata Lombardi, consulente tecnico-scientifica per la stesura della legge campana sulla cannabis terapeutica e farmacista specializzata in galenica tradizionale e chimica: “Purtroppo la cannabis dell’Istituto di Firenze ancora non è disponibile. Hanno avuto delle problematiche sulla concentrazione di principio attivo delle inflorescenze, che non era quello atteso e quindi hanno dovuto fare delle modifiche e ti tempi sono stati molto più lunghi di quelli previsti. Coltivare marijuana non è una cosa semplice”. L’esperta spiega: “Praticamente quando si coltiva la cannabis si decide che concentrazione di thc o cbd (cannabidiolo) deve avere l’inflorescenza finale. Quella che ha avuto il primo raccolto non corrispondeva a quella attesa. Essendo un’inflorescenza ha un margine di variabilità nel titolo di thc, è naturale. Il nuovo raccolto dovrebbe essere disponibile non prima dell’autunno 2016”.
CHE FINE HA FATTO?
E la qualità “pessima” della marijuana piantata a Firenze è arrivata a molti, come spiega anche Andrea Trisciuoglio, segretario di LapianTiamo, l’associazione che da anni si batte per la cannabis terapeutica: “Io ne ho sentito parlare male anche da Germana Apuzzo, direttrice dell’ufficio centrale stupefacenti del ministero della Salute, secondo cui la cannabis di Stato ‘non aveva nemmeno un requisito adatto’“. Intanto, non si ha notizia di dove sia finita la produzione che non si è potuto destinare agli ospedali e alle Asl delle regioni che hanno una legge per la cannabis terapeutica. Probabilmente sarà stata incenerita così come i raccolti che da anni l’Istituto farmaceutico di Firenze produce a scopo di studio e sperimentazione.
LA LEGGE IN PARLAMENTO
Oggi tutto il fabbisogno di farmaci a base di cannabinoidi in Italia viene soddisfatto tramite l’importazione. Se la proposta di legge https://www.testmagazine.it/2016/07/25/cannabis-legale-cosa-cambia-se-passa-la-legge/10969/, a firma Della Vedova, Manconi e Giachetti, approdata a fine luglio alla Camera, dovesse essere approvata, la produzione a fini curativi in territorio italiano diventerebbe più semplice, e persino la droga leggera sequestrata, dopo opportuni controlli e su disposizione della magistratura, potrebbe essere utilizzata per questo scopo. Nel frattempo, tocca aspettare pazientemente Firenze.
martedì 12 aprile 2016
Presentata una nuova legge d’iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis

Una nuova proposta di legge per affiancare ed integrare quella depositata alla Camera da parte dell’intergruppo “Cannabis legale” e rafforzarla con il supporto di cinquantamila firme a sostegno. Questa l’idea promossa da Associazione Luca Coscioni, Radicali Italiani, la CILD – Coalizione Italiana per le Libertà Civili e Democratiche, Forum Droghe, e le associazioni Antigone, La PianTiamo, Canapa Info Point, ASCIA, comunità di OverGrow, la coalizione “Legalizziamo la Canapa” ed il coordinamento degli oltre 250 grow shop italiani.
La legge d’iniziativa popolare “per la regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio della cannabis e suoi derivati” è stata depositata ieri alla Corte di Cassazione e in poche ore ha già raccolto duemila firme.
La legge di regolamentazione è rivolta ai maggiorenni e prevede, tra l’altro, la libertà di auto-coltivazione individuale o associata nei “Cannabis social club”, pratiche semplificate per la produzione commerciale, accesso semplificato e garantito alla cannabis terapeutica per i malati, l’utilizzo dei proventi della tassazione della cannabis in attività informative e sociali, ladepenalizzazione totale dell’uso personale di tutte le sostanze e la liberazione per i detenuti per condotte non più penalmente sanzionabili.
L’iniziativa vuole contribuire, con la sottoscrizione di almeno 50.000 italiani nei prossimi sei mesi,alle attività istituzionali dell’inter-gruppo parlamentare per la cannabis legale promosso dal senatore Benedetto della Vedova esattamente un anno fa. Il testo parte dalla versione calendarizzata alla Camera e la arricchisce per rendere il modello di regolamentazione quanto più libero possibile. Raggiunte le firme necessarie il testo verrà presentato in Parlamento per esser incluso nell’iter parlamentare in corso.
Ecco cosa prevede la proposta di legge per la regolamentazione della produzione, del consumo e del commercio della cannabis e suoi derivati presentata:
Ecco cosa prevede la proposta di legge per la regolamentazione della produzione, del consumo e del commercio della cannabis e suoi derivati presentata:
- Auto-coltivazione libera fino a cinque piante, con comunicazione da sei a 10.
- Possibilità di associazione in cannabis social club non a fini di lucro (fino a un massimo di 100 componenti che possono coltivare cinque piante femmine a testa).
- Coltivazione e fini commerciali previa comunicazione dell’inizio della coltivazione, nome e varietà di cannabis utilizzate e quantità di seme per ettaro.
- Sulle confezioni dei prodotti sarà specificato il livello di THC, la provenienza geografica e l’avvertimento che “un consumo non consapevole può danneggiare la salute”.
- I rivenditori non potranno essere nelle immediate vicinanze delle scuole né sarà possibile pubblicizzare i prodotti.
- Promozione ulteriore dell’accesso ai cannabinoidi medici ampliandolo chiaramente ai malati affetti da sintomatologie che rispondano favorevolmente ai preparati.
- Controllo della produzione è affidato alla direzione generale sulle frodi agro-alimentari del Ministero delle politiche agricole e dal Comando carabinieri per la tutela della salute presso il Ministro della salute.
- Relazione annuale al Parlamento.
- Tassazione mutuata dal “Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative” del 1995.
- Sanzioni amministrative fino a un massimo di 5000 euro per chi viola la nuova normativa.
- Nuovi introiti destinati a: 10% per campagne informative, 15% per attività di previdenza sociale, 15% per attività di assistenza sociale, 20% per la riduzione delle imposte sul lavoro e impresa e per il finanziamento di incentivi all’occupazione, 30% per investimenti produttivi, il rimanente 10% per la riduzione del debito pubblico.
- Vengono infine abolite tutte le sanzioni penali anche per l’uso personale di tutte le altre sostanze proibite e si introduce una norma volta alla scarcerazione di coloro che hanno subito una condanna relativa a condotte legalizzate con la proposta di legge.
Il testo integrale, in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, può essere consultato su
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